Il futuro giustifica il presente
Una delle prove d'esame a cui dovrò essere sottoposta riguarda l'accompagnamento di una melodia, secondo le regole della famosa, rinomatissima Scuola Napoletana. Quella di O' Sole Mio. Pensate, possiamo vantare un sistema musicale. Oltre a un sacco di altri fatti, e vabbè, certo. Vivere nel 700 qua doveva essere uno sballo se eri uomo, e se eri disposto a farti tagliare gli attributi per cantare, potevi diventare una vera star! Ma sto divagando. Torniamo alla melodia accompagnata, sì.
Per me che non sono mai stata una brava pianista, ma sto facendo di tutto per cambiare, trovare un accompagnamento è sempre stata una cosa difficile. Un po' come nella vita, no? Trovare un accompagnamento può essere una cosa ardua. Bisogna avere delle competenze, delle esperienze ed essere in grado, soprattutto, di dosarsi, di fare l'essenziale perché le cose funzionino.
Il mio maestro ci ha sempre tenuto: dobbiamo essere in grado di cantare tutto ciò che scriviamo, soprattutto in grado di motivare ogni nostra scelta, che può sempre essere discutibile, ma se ben strutturata può essere affermata con forza. Vi lascio immaginare, quindi, quante domande contorte e arzigogolate mi toccavano, soprattutto i primi anni. Venivo corretta come una bimba di cinque anni che impara l'italiano: ogni minima parola è importantissima, ha il suo significato ed è funzionale a presentare e difendere un'idea, che di per sé non può parlare, quindi necessita del suo avvocato. Che sarei io. Una sorta di mamma che va a parlare a colloquio coi professori e difende il figlio come un'invasata.
Oggi mi piace divagare e fare esempi. Scusatemi, ma è anche questo un assaggio della mia lezione di composizione.
Un giorno mi trovavo in classe a scrivere un accompagnamento per una melodia. Per qualche motivo lasciai una parte in sospeso e continuai l'esercizio con qualche battuta vuota. Il maestro è lì, che fa un po' avanti e indietro tra studenti, colleghi, caffèsigarett, chiacchierate varie, ma ha sempre un occhio puntato su di me, finché non si avvicina col suo ditino e inizia a indicare:"perché qua hai fatto così? Questa parte l'hai suonata? L'accordo è completo? Hai scelto un modulo di accompagnamento?" E poi, una di quelle osservazioni che può farti sentire un'idiota, del tipo che qual è si scrive senza apostrofo:"Qua ci va una pausa, non puoi lasciare bianco"
"Maestro mi scusi, qui c'è un punto interrogativo. Ho lasciato bianco perché non so ancora cosa scrivere, non perché ci va una pausa". La risposta del maestro fu fuori da ogni mia possibile previsione:"Brava, è il futuro che giustifica il presente! Continua così".
Oh. Il maestro mi ha fatto i complimenti perché ho assecondato un mio dubbio, non ho arronzato pur di riempire.
Questa frase ogni tanto mi torna in mente. Ogni volta che cerco di respingere qualche mio dubbio, senza accoglierlo per cercare di risolverlo.
Su alcuni fatti della vita, ho sempre avuto le idee molto chiare. Su altri, invece, proprio no. Mi chiedo continuamente qual è il senso delle cose, perché le persone si comportano in un certo modo.. Insomma in una parola: analizzo. Troppo. Spesso però, anzi quasi sempre, succede quello che è successo a lezione: lascio in bianco, sperando di poter ripassare dopo a mettere la nota giusta, l'accompagnamento giusto che possa collegare bene gli eventi.
Questa frase per me è diventata un amuleto, ha un potere: quello di farmi avere fiducia nel futuro, anche quando il presente mi risulta confusionario. Capirò più avanti cosa è successo oggi, e perché.
Per anni ho avuto paura di non farcela, di non essere all'altezza dei grandi compositori del passato. Forse dovrei essere più rigida, più schematica, meno fantasiosa. Eseguire le regole come un soldatino, senza farmi domande, senza mettere in dubbio, solo che "è così e basta", è una risposta ai miei perché, che mi ha sempre fatto incazzare. Si può dire "incazzare" sul blog? Sì dai.
Nella vita succedono cose. Ma io credo che ciò che ci guida veramente è la nostra reazione a quelle cose, come ci fanno sentire. Non sempre abbiamo il controllo su ciò che succede, a volte alcuni eventi si consumano silenziosamente e trasformano la nostra quotidianità in maniera subdola e sfuggente. La nostra percezione della realtà può essere distorta, specialmente se si è come me, piena di dubbi e in continua osservazione del cosmo, con uno stereo in testa perennemente acceso. Capita di svegliarmi e pensare:"ma quando è successa questa cosa? Quando quest'altra è diventata così?" Nel bene e, ahimè, nel male.
Mi sveglio una mattina e scopro che so scrivere un accompagnamento ad una melodia, non mi ricordo bene quando ho imparato ma l'ho fatto, evviva.
Scrivere un contrappunto a quattro parti è diventato un'ancora di sicurezza, non più un rebus che mi fa sentire piccola e inadeguata.
Sarà la vetustà che incalza, ma sto iniziando a prenderci gusto: vediamo che succede, col sorriso, come Michael Jackson al cinema coi pop corn. A volte succedono cose bellissime, che ci fanno stare bene e che forse un giorno avranno un bellissimo significato. Magari ci possono cambiare la vita, o resteranno solo un bel ricordo. Spero, un giorno, di svegliarmi e scoprire che so scrivere una conclusione decente. Nel frattempo resto in attesa, lascio in bianco e vedo come va. Posso sempre tornare a correggere dopo.


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