Questi fantasmi del San Pietro a Majella

Si dice che in conservatorio ci siano i fantasmi e che i compositori, quando fanno le clausure, li vedano, li incontrino.

Fino ad oggi ho fatto solo un paio di prove in 12 ore, forse non a sufficienza per incontrare gli spiriti di cui, ormai da tempo immemore, si dice vaghino tra i corridoi del San Pietro a Majella. Però quando uscivo dall'aula, in orari fuori dal normale, con il mio foglio in mano, sentivo che qualcosa nell'aria era cambiato. Chissà, forse ero solo tanto emozionata di aggiungere un piccolo step al mio percorso, indipendentemente da tutto. Ero io, da sola, contro secoli di scienza musicale con la quale tanti supercalifragili compositori prima di me si sono confrontati, qualcuno fallendo, pur diventando un grande.
O forse era semplicemente strano come non mai uscire dall'aula con il buio, nel corridoio deserto.

Per via della pandemia sono stata lontana dal conservatorio quasi un anno. Dal 2003 ci vado tutte le settimane, anche più volte a settimana, con brevi pause estive di un mese e mezzo. Ma non mi è mai successo di mancarci un anno intero. Tornarci è stato come riprendere fiato, ma è stato anche come immergersi in acqua fredda, come la prima volta che fai il bagno a mare quando inizia a' stagione.

Diversi anni fa, a Fabriano, visitai una chiesa. La guida turistica mi raccontò che nel coro c'era stato un omicidio di massa. Quando andai a vederlo, mi sembrava quasi di sentire la presenza di quelle povere anime incastrate tra le panche di legno. Forse è solo il potere della suggestione, chi lo sa.

La stessa sensazione mi ha pervasa quando, finalmente, ho rimesso piede nel conservatorio di Napoli. Quello in fotografia è il foyer della Sala Scarlatti, un luogo prevalentemente di passaggio. Ho sempre amato i luoghi di passaggio, come le stazioni. Mi piace osservare la gente che va avanti e indietro, mentre scruto i dettagli che agli altri sfuggono per la fretta di andare. Nel foyer ci sono le foto della Sala prima del grande incendio del 1973, ci sono diverse sculture, tanti pianoforti ed è sempre buio.

In questo luogo di passaggio mi rifugiavo tra un corso e l'altro, mangiavo il mio panino in pausa pranzo, mi riscaldavo prima della lezione. Entravo e uscivo dal foyer durante il mio diplomino, lo percorrevo angosciosamente in abito nero prima di un concerto con l'orchestra, ci ho fatto delle prove quando tutte le aule e le sale erano piene. Quando il maestro non c'era andavo lì, aprivo un pianoforte e scrivevo un pezzo. Quanti pezzi sono nati lì, nel foyer della sala Scarlatti.

L'altra mattina ho ritrovato i resti delle emozioni travolgenti provate durante il mio percorso di studi, a cui non riesco a mettere la parola fine. I ricordi delle persone incontrate che hanno segnato il mio percorso, dai maestri ai colleghi. Qualcuno è tornato come un boomerang, qualcun altro non tornerà mai più.
Per ognuno di loro avrei un messaggio. Farei una seduta spiritica proprio lì, nel foyer, solo per averli tutti lì davanti a me.
Per dire grazie ad alcuni di loro, quelli che hanno saputo veramente guardare dentro di me e darmi il consiglio giusto al momento giusto.
Per sapere di altri che fine ha fatto la loro anima, perché sembrava tormentata.
Per dire ad alcuni di loro che non hanno mai capito niente di me. Così, per lo sfizio di dimostrargli che si sbagliavano.
Per chiedere a qualcuno se le cose sarebbero potute andare diversamente.
Per dire ad alcuni di loro quanto mi hanno fatta arrabbiare.
A qualcuno direi di insistere, di non mollare.
Ad altri, che proprio non sarebbero dovuti tornare, stavano meglio nel passato.

Questi sono i fantasmi che ho incontrato l'altra mattina, i ricordi delle persone che hanno segnato la mia vita lì e che, inesorabilmente, mi porto dentro. Ho rivisto le facce di ognuno di loro, mentre mi lavavo le mani, mi ricomponevo e uscivo, attraversando quel corridoio così tetro e pieno di particolari.
Se c'è una cosa che ho imparato, in quest'anno lontana dalla mia tana, è prendere le distanze con il passato. Però poi scopri che il passato ti aspetta nei luoghi del presente, forse per dirti qualcosa.
Sono uscita dal conservatorio passando per il chiostro, ho fatto il mio saluto, ho provato a scrollarmi di dosso il peso dei miei fantasmi, ma non ci sono riuscita.
Sono passati due giorni e ce l'ho ancora sulle spalle.

Cosa stai cercando di dirmi? Perché non te ne vai?
Per citare De Filippo:"Se sei fantasma, bene, se sei uomo.." beh. Vedetevi la commedia.

Domani torno in conservatorio. Vediamo se tutti questi simpatici amici vogliono dialogare con me, o vogliono solo farmi i dispetti.



Commenti

  1. Meraviglioso leggerti... Immersa completamente nella tua mattina di fantasmi.
    Ci sarà un risvolto positivo, i fantasmi ci aiutano a capire cosa lasciare e cosa (ri)prendere. È un bene che ci siano, credo..
    Tvb

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    1. Speriamo che domani abbiano qualcosa di carino da dire. Grazie!! <3

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